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IPOTIROIDISMO

Dr. Cardella, cosa è l’ipotiroidismo?

L’ipotiroidismo è la ridotta, insufficiente, attività della tiroide, che non fornisce all’organismo la quantità necessaria di ormone tiroideo. L’ipotiroidismo può essere congenito o acquisito, primitivo o secondario, subclinico, clinico, grave…

Può spiegare brevemente e in termini chiari tutte queste differenti definizioni?

Queste definizioni corrispondono a diverse situazioni e modalità con cui si manifesta la ridotta funzione della tiroide. Così parliamo di ipotiroidismo congenito quando si manifesta già alla nascita, acquisito quando si manifesta successivamente, primitivo quando è danneggiata direttamente la tiroide, che per questo non riesce a funzionare adeguatamente, secondario quando la tiroide non funziona perché non è stimolata adeguatamente dalla centrale del sistema endocrino che è l’ipofisi, subclinico/clinico/grave sono definizioni della entità della insufficienza funzionale della ghiandola.

Dr.Cardella, come si fa la diagnosi?

La diagnosi è legata a sintomi clinici, come una fatica non giustificata per le attività quotidiane, sonnolenza di giorno e insonnia di notte, sensazione di freddo anche con temperature miti, sintomi che dipendono dalla gravità dell’ipotiroidismo e dalla età del paziente. Ma spesso la sintomatologia non è molto evidente e bisogna pensare all’eventualità dell’ipotiroidismo e verificarlo con esami di laboratorio.

Con quali esami di laboratorio?

Per la diagnosi basta dosare il TSH, che è l’ormone prodotto dall’ipofisi per stimolare la funzione della tiroide: tanto più il TSH è elevato tanto meno funziona la tiroide, che induce l’ipofisi ad aumentare lo stimolo per farle produrre la quantità necessaria di ormoni. Ovviamente se il TSH è elevato vanno dosati anche gli ormoni della tiroide fT4 ed fT3 per valutare adeguatamente la gravità dell’ipotiroidismo.

Quando è opportuno controllare la funzione della tiroide?

In alcune situazioni è obbligatorio. Alla nascita sui neonati va verificata obbligatoriamente la funzione della tiroide, per escludere l’ipotiroidismo congenito che, se trattato tempestivamente non determina alcun danno al bambino, ma se non diagnosticato arrecherebbe danni neurologici definitivi; ma questa è una eventualità che in Italia oggi si può escludere. Una situazione simile, ma tutt’ora controllata in modo non sempre adeguato è l’ipotiroidismo in gravidanza.

Perché Dr.Cardella?

Perché molte donne, che prima della gravidanza presentano una normale funzione della tiroide, che abbiano o non abbiano familiarità per malattie della tiroide, possono manifestare nel corso della gravidanza una difficoltà della tiroide a produrre la quantità di ormone necessaria e, se questa situazione non è diagnosticata tempestivamente, nelle prime settimane della gravidanza il feto può risentirne in modo definitivo, manifestando con lo sviluppo una riduzione del potenziale intellettivo. In gravidanza inoltre i parametri di riferimento considerati ottimali per i livelli di TSH sono diversi che nella popolazione normale, allineati su valori più bassi, e questo non sempre è valutato con la corretta attenzione.

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